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december_crime
Roh's Journal
Created on 2007-08-10 13:24:25 (#13568064), last updated 2009-11-21
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276 Journal Entries, 77 Tags, 2 Memories, 30+ ScrapBook Files, 0 Virtual Gifts, 3 Userpics
| Name: | Roh |
|---|---|
| Birthdate: | 1988-05-02 |
| Website: | Rosa dei Venti |
La mia vita si fa nel narrarla e la mia memoria si fissa con la scrittura. Ciò che non riverso in parole sulla carta, lo cancella il tempo.
Isabel Allende, Paula
Mi capita spesso di pensare che questa frase – e in forma meno incisiva e altrettanto profonda, quel libro – costituiscano una parte significativa delle ragioni per cui mi trovo qui. Dieci anni dopo averla letta per la prima volta, a sentirla battere nelle tempie con tutte le sue variazioni. Con ogni gradazione possibile del ruolo di lettrice/scrittrice – che ho spesso varcato, sfumato, confuso. Che è parte di me, in qualche modo.
E non so se ha senso iniziare così il primo dei vari tentativi di presentazione che vorrei riuscire a offrire, ma da qualche parte bisogna pur partire.
E quindi, l'Allende.
Che abbia ventun anni, del resto, non credo importi altrettanto. Come non importa così tanto il mio nome, il mio viso – il colore dei capelli e quello che mi piace ascoltare.
Quello che mi piace leggere.
L'Allende, stranamente, non è neanche in vetta alle classifiche.
Studio lingue, in ogni caso. Spagnolo e Inglese, con modalità diverse. Con diversi livelli di intimità e passione.
Leggo poesie. Molte, frequentemente, in maniera non sufficientemente varia.
Ho una passione per i versi che affondano nella carne senza farsi catturare dal cervello – per il surrealismo di marca spagnola, per le immagini forse già più psichedeliche di Jim Morrison, Alejandra Pizarnik.
Amo García Lorca nella stessa misura in cui amo la mia voce.
E amo Cernuda nella stessa maniera in cui potrei amare un'idea.
Amo l'America Latina. Nei suoi diversi volti, nelle diverse cicatrici. La amo come amo gli specchi – come amo le cose che permettono di guardare dentro se stessi.
Amo la sua storia più recente, come amo gli incubi che non si fanno toccare.
E le profondità del mondo.
Le profondità dell'infinito.
Dev'essere per questo che amo anche Cohen e De André. *rolling-eyes*
Scrivo.
Da sempre.
Senza grande misura o precisa direzione.
Lavoro da più di due anni ad una coproduzione che è diventata la mia vita – e di cui si può trovare traccia ovunque, in queste pagine e in qualunque altro luogo arrivino le mie parole. Che è *me* in una maniera diversa da qualunque altra cosa – che è specchio e cicatrice e *voce*, al tempo stesso.
Che è quemadura.
Ma anche strada.
E amore.
Isabel Allende, Paula
Mi capita spesso di pensare che questa frase – e in forma meno incisiva e altrettanto profonda, quel libro – costituiscano una parte significativa delle ragioni per cui mi trovo qui. Dieci anni dopo averla letta per la prima volta, a sentirla battere nelle tempie con tutte le sue variazioni. Con ogni gradazione possibile del ruolo di lettrice/scrittrice – che ho spesso varcato, sfumato, confuso. Che è parte di me, in qualche modo.
E non so se ha senso iniziare così il primo dei vari tentativi di presentazione che vorrei riuscire a offrire, ma da qualche parte bisogna pur partire.
E quindi, l'Allende.
Che abbia ventun anni, del resto, non credo importi altrettanto. Come non importa così tanto il mio nome, il mio viso – il colore dei capelli e quello che mi piace ascoltare.
Quello che mi piace leggere.
L'Allende, stranamente, non è neanche in vetta alle classifiche.
Studio lingue, in ogni caso. Spagnolo e Inglese, con modalità diverse. Con diversi livelli di intimità e passione.
Leggo poesie. Molte, frequentemente, in maniera non sufficientemente varia.
Ho una passione per i versi che affondano nella carne senza farsi catturare dal cervello – per il surrealismo di marca spagnola, per le immagini forse già più psichedeliche di Jim Morrison, Alejandra Pizarnik.
Amo García Lorca nella stessa misura in cui amo la mia voce.
E amo Cernuda nella stessa maniera in cui potrei amare un'idea.
Amo l'America Latina. Nei suoi diversi volti, nelle diverse cicatrici. La amo come amo gli specchi – come amo le cose che permettono di guardare dentro se stessi.
Amo la sua storia più recente, come amo gli incubi che non si fanno toccare.
E le profondità del mondo.
Le profondità dell'infinito.
Dev'essere per questo che amo anche Cohen e De André. *rolling-eyes*
Scrivo.
Da sempre.
Senza grande misura o precisa direzione.
Lavoro da più di due anni ad una coproduzione che è diventata la mia vita – e di cui si può trovare traccia ovunque, in queste pagine e in qualunque altro luogo arrivino le mie parole. Che è *me* in una maniera diversa da qualunque altra cosa – che è specchio e cicatrice e *voce*, al tempo stesso.
Che è quemadura.
Ma anche strada.
E amore.
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